PER SPAZZAR VIA L'OLIGARCHIA FINANZIARIA IN ITALIA E NEL MONDO INTERO opuscolo in diffusione.

CIRCOLO DI INIZIATIVA PROL ETARIA GIANCARLO LANDONIO
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(Quart.Sant’Anna dietro la piazza principale)
a poca strada dall'uscita autostrada A8.
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----------------------------------------Archivio opuscoli diffusi in prov. di Varese anno 2012.
OPUSCOLO 60 pagine 6/12/2012 (sotto in allegato file)

COL PARTITO RIVOLUZIONARIO Per spazzar via l’oligarchia finanziaria (materiali 41° Congresso di partito)

(INDICE: Rapporto politico al 41° Congresso di partito 2-3 giugno 2012 - Premessa 4 - Parte I: La “linea di rigore” spinge gli Stati europei in una nuova recessione, inasprisce i rapporti tra le classi e accelera la decomposizione conflittuale dell’UE - Cap. 1°: La nuova recessione e i sobbalzi finanziari indici di default - Cap. 2°: La decomposizione conflittuale dell’UE, la fine dell’euro e la rivolta meridionale - Cap. 3°: Sommovimenti e interventi armati in Nordafrica e medioriente - Parte II: La redistribuzione della ricchezza a favore dell’oligarchia finanziaria e la rimodellazione dispotica del potere - Cap. 4°: La piramide sociale dell’orgia finanziaria. Mercati e Stato - Cap. 5°: Il collasso del sistema politico e il riassetto del potere - Cap. 6°: La dinamica del movimento proletario - Insorgere contro il riassetto feroce del mercato del lavoro e del potere. Unirsi nel partito rivoluzionario per spazzar via l’oligarchia finanziaria. Risoluzione conclusiva del 41° «Congresso»)
Insorgere contro il riassetto feroce del mercato del lavoro e del potere
Unirsi nel partito rivoluzionario per spazzar via l'oligarchia finanziaria
- Risoluzione conclusiva del 41° "Congresso" di Rivoluzione Comunista -

Riportiamo qui di seguito (ultima parte dell'opuscolo) il testo della risoluzione conclusiva approvata al termine del dibattito politico dal nostro 41° Congresso di partito svoltosi il 2-3 giugno a Milano. Indirizziamo la risoluzione alle forze attive giovanili, alle ragazze e ai ragazzi; e a tutti i lavoratori.
Il 41° Congresso, rilevando che lo sviluppo delle contrapposizioni sociali si è trasformato in guerra civile e che questo sviluppo ha modificato i caratteri della "fase" in vigore, preliminarmente registra questo passaggio. E, conseguentemente, dichiara chiusa la fase dei "rivolgimenti - riassetti", formalizzata nell'ottobre 2003; ed apre, agli effetti della nostra periodizzazione storica degli avvenimenti, la fase della "guerra civile interna" nel quadro della decomposizione conflittuale dell' "Unione europea" e della spartizione armata del mondo. Ciò premesso, esso esamina gli sviluppi della situazione economico-finanziaria dell'ultimo anno, gli esiti dei sollevamenti nordafricani, la rivolta meridionale, l'ammodernamento della strategia e della tecnologia del dispositivo militare italiano, la dissoluzione del sistema politico, l'istituzione del governo dei banchieri, la dinamica proletaria e l'asprezza dei conflitti tra le classi, la linea e l'attività dell'organizzazione, i problemi del che fare. E puntualizza le analisi le conclusioni e le indicazioni operative nei punti che seguono.


La "linea di rigore" tedesca accelera la ricaduta degli Stati europei in una nuova recessione

Col 2012 la "crisi sistemica" è entrata nel suo quinto anno pieno. E l'anno in corso è segnato da una nuova recessione che rappresenta una tappa aggravata di questa crisi. Per il momento la nuova recessione investe l'area europea; ove l'obbligo del "pareggio di bilancio" imposto da Berlino ne favorisce il decorso. L'Italia è il primo paese a ricadere in recessione. Nell'ultimo trimestre del 2011 il Pil scende dello 0,8%; nel primo trimestre 2012 dell'1,3%; con una flessione prevista nel 2012 dell'1,5%; ma che così come stanno andando le cose supererà abbondantemente il 2%. Cala l'industria manifatturiera tedesca, il cui "indice generale" scende da 47,4 a 46. E per il 2012 è previsto un lieve aumento del Pil dello 0,9% rispetto al 2011; segno che il miglioramento commerciale registrato con Stati Uniti ed Asia non compensa la flessione della domanda europea. La Grecia prosegue la discesa vertiginosa da quattro anni. Nel primo trimestre 2012 il Pil è precipitato del 6,2%. In una recente stima Ocse e Fmi prevedono per i 27 paesi dell'UE una variazione del Pil del -0,1%. Passando dall'area europea a quella mondiale si riscontra che l'andamento congiunturale delle altre economie è intonato a ritmi recessivi o decrescenti. Negli Stati Uniti, ove l'andamento è intonato al ribasso, cresce il numero degli analisti che temono la doppia recessione (il temuto "double dip"). In Cina il Pil volge a un rapido declino dopo gli alti aumenti del periodo espansivo. Infine decrescono i "paesi emergenti". Quindi l'economia ripiomba nei livelli di crollo del 2009.


L' "accumulazione debitoria" nel girone dei "default"

Passando all'esame dell'aspetto finanziario il Congresso rileva che la massa dei "debiti pubblici" accumulata dagli Stati nel corso del 2011 è cresciuta rispetto al 2010 del 10% circa. In Italia essa è salita dal 110 al 122% sul Pil. Dei "debiti pubblici", di cui non fanno parte né le obbligazioni bancarie né quelle societarie ma che concorrono nei rinnovi, sono chiamati a rispondere gli Stati sovrani. In passato rinnovare i titoli in scadenza era un'operazione contabile: si scambiavano i titoli scaduti con nuovi titoli a tassi correnti di interesse o a miglior partito. Col gonfiarsi dell' "accumulazione debitoria", risultato degli alti tassi di interessi pagati per rifinanziarsi dallo Stato alle banche da esso salvate, questa operazione è diventata sempre più difficoltosa: più onerosa e rischiosa. Essa è sottoposta a due condizioni sconvolgenti: alla variazione crescente dello "spread" da una parte e al "rischio sistemico" dall'altra. E oggi il "rischio sistemico" è elevatissimo in quanto diversi Stati debitori sono sull'orlo della bancarotta. La rinnovabilità dei titoli di debito pubblico ha il suo limite nell'insolvibilità. Perciò l' "accumulazione debitoria" entra nel tunnel del "default".
Nel corso di quest'ultimo anno la Bce ha messo a disposizione delle banche quantitativi notevoli di liquidità finanziaria. Le banche hanno utilizzato questa liquidità per speculare sui titoli del debito pubblico. Roma non è riuscita a spuntare dalla Bce neanche un euro a sostegno del proprio debito pubblico. Anzi la Bce, diretta da Draghi, ha di fatto operato come fiancheggiatrice della speculazione bancaria. In questo quadro i titoli del debito pubblico italiano restano ovvio bersaglio di incursioni speculative e di "spread" strozzineschi. Il 2011 è stato definito l'anno "horribilis" della finanza. Esso ha trasferito al 2012 una "montagna debitoria" che può travolgere il sistema. Quindi la guerra finanziaria, interimperialistica e interstatale, entra in una fase acuta di rideterminazione generale dei rapporti creditori-debitori.


La decomposizione conflittuale dell'UE
Il crollo dei regimi neoliberisti e l'ascesa del nazionalismo e del populismo

Il precedente Congresso ha chiarito che con l'aggressione armata franco-inglese alla Libia di Gheddafi la "logica di potenza", che regola i rapporti infracomunitari, si era trasferita sul terreno militare. Il compito di questo Congresso è quello di considerare l'accelerazione rivalistica della decomposizione europea indotta dalla "linea di rigore" e dal collasso dei regimi neoliberisti. Muovendosi in questo ambito il Congresso osserva che sotto il profilo finanziario l'eurozona si è già sgranata in quattro gruppi. Il primo gruppo, che per solidità finanziaria rappresenta quello di testa, è composto da Germania con Olanda Lussemburgo Finlandia. Il secondo gruppo, che cerca di stare agganciato al primo o di non farsi distanziare troppo, è composto da Francia con Belgio Austria Estonia. Il terzo gruppo, che viene considerato "a rischio", è composto da Italia con Spagna Irlanda Slovenia Malta. Il quarto gruppo, che arranca in coda e che viene etichettato "spazzatura", è composto da Portogallo Cipro Grecia. Quanto avviene in quest'ultimo paese, ad opera della "troika" (Fmi - Bce - Commissione UE) e dello strozzinaggio bancario da essa promosso, esemplifica il caso perora più paradigmatico di "sterminio finanziario"; ed indica che i rapporti infracomunitari sono ormai intrisi dal grado di ferocia e di umiliazione che passa tra chi tiene la corda e l'impiccato.
Passando a considerare il secondo aspetto il Congresso osserva che, sulla scia del collasso dei regimi neoliberisti, la frazione finanziaria e la frazione industriale della borghesia e una parte delle classi medie si riposizionano su due schieramenti principali suddivisi a loro volta in varie correnti. Il primo schieramento, che può essere qualificato "neo-statalista", è propenso a rinegoziare il debito pubblico e a favorire l'accesso al credito senza pesi eccessivi, attraverso "eurobond" sostenuti dalla Bce. Il secondo, che è dichiaratamente "nazionalista e populista", proclama l'uscita dalla moneta unica e il ritorno alla moneta nazionale. Dietro il collasso dei regimi neoliberisti e il rischieramento delle fazioni borghesi è quindi in giuoco, non la sorte dell'euro che è un tetto senza fondamenta, bensì il riassetto statuale e politico dell'Europa lungo linee di forza.


Contro il democraticismo e l'islamismo
La prospettiva dei lavoratori arabi sta nella rivoluzione proletaria

Il 41° Congresso getta poi un colpo d'occhio agli esiti dei sollevamenti sociali e politici nordafricani e mediorientali e alla situazione in Siria. E, con specifico riferimento ai due principali sollevamenti che hanno portato al rovesciamento dei vertici di potere, di Ben Alì in Tunisia e di Mubarak in Egitto, osserva. Le insurrezioni popolari in Tunisia e in Egitto contro i vecchi clan di potere hanno segnato la fine di questi clan e l'inizio di una trasformazione politica. Ma solo l'inizio. Infatti, senza abbattere il sistema di potere, gli unici cambiamenti ottenibili si limitano alla superficie istituzionale e non incidono né sui rapporti economici né su quelli sociali. Per cui l'insegnamento da trarre è duplice. Il primo è che senza partito politico il movimento spontaneo non può portare ad alcuna trasformazione del potere esistente. Il secondo, e più importante, è che dietro la rivendicazione della democrazia spunta il partito d'ordine, la borghesia reazionaria; sicché per i lavoratori arabi non c'è altra alternativa emancipatrice all'infuori della rivoluzione proletaria. Quindi se Piazza Tahrir viene assunta come simbolo di "democrazia partecipata", non solo da parte della piccola borghesia egiziana ma da parte degli "indignati" di tutto il mondo, bisogna mettere in guardia e denunziare che sotto questa simbologia non c'è solo inconcludenza pratica ma accettazione della società putrefatta.
Passando a volgere lo sguardo a quanto avviene in Siria il Congresso constata e osserva che, in questo nevralgico paese mediorientale che si affaccia sul mediterraneo, è in atto la "fase militarizzata" di una guerra civile prolungata che le opposte forze borghesi conducono per il potere sulle spalle del proletariato. Questa guerra civile, nel punto nodale degli equilibri mediorientali e dello scontro islamista (tra sciiti e sunniti), è appoggiata in posizioni contrapposte da USA - Israele - Qatar - Arabia Saudita, schierati a favore degli oppositori; e da Iran - Russia - Cina, schierati a favore del gruppo di potere di Assad. Tra questi due opposti schieramenti giuoca un suo ruolo autonomo la Turchia. Di fatto quanto avviene in Siria ha le potenzialità di una conflagrazione bellica di vaste proporzioni. Anche Roma ha messo il suo zampino; ipotizzando, attraverso il ministro Terzi, l'invio di 2-3.000 militari in funzione di "pacificazione". La situazione è quindi di estrema gravità. Pertanto il Congresso invita i lavoratori siriani, che stanno pagando il costo più alto dei massacri, a prendere in pugno le redini della situazione, a rivolgere le armi contro le due fazioni contendenti, a mettere a tacere gli islamisti, a creare la loro unione di classe al di sopra di ogni nazionalismo e fede religiosa, a respingere le mire imperialistiche vicine e lontane. Invita altresì i lavoratori dell'area a manifestare la loro solidarietà a favore dei lavoratori siriani e contro i piani aggressivi della propria borghesia. Invita, infine, i lavoratori italiani a stroncare e sabotare ogni ingerenza e appetito italo-imperialistici sulla Siria e sull'area mediorientale.


Saldare la rivolta meridionale col malcontento settentrionale
sulla base dell'unità del proletariato e della guerra di classe contro il potere statale

Il Congresso passa successivamente ad occuparsi della situazione italiana. E, in primo luogo, prende in esame la spaccatura tra Nord e Sud o ciò che la riassume l' "aggravamento meridionale". Ed osserva che l'ultimo anno è il momento di esplosione della ribellione meridionale; il momento della rivolta del Sud contro la disoccupazione dilagante, la desertificazione industriale, l'aumento delle accise sui carburanti e delle tasse, i meccanismi espropriatori della riscossione. In breve contro la politica di asfissia economica e di repressione statale. La rivolta meridionale riguarda l'intero tessuto sociale popolare: disoccupati, braccianti, operai, diplomati di ogni ordine e grado, ampi strati della piccola borghesia, le fasce decadute della media. Riflette il dramma della sopravvivenza sociale e umana. E rivela che la tensione è al colmo. Sono i lavoratori sardi che avviano il movimento di protesta e ribellione con le loro mobilitazioni contro i licenziamenti, le chiusure di aziende, la mancanza di sbocchi lavorativi. In Sicilia avviene altrettanto. Poi entrano in campo i pastori sardi che protestano contro il basso prezzo del latte e le cartelle esattoriali che non riescono a pagare. In questo quadro di agitazioni e di mobilitazioni, nel gennaio 2012, si inserisce la protesta di coltivatori e autotrasportatori raccolti in "Forza d'urto". Questa protesta è la manifestazione più ampia e radicale della piccola borghesia produttiva e commerciale del Sud contro i prezzi sottocosto l'asfissia fiscale e bancaria. E attesta, da parte sua, che nella crisi in corso i rapporti tra categorie strati di classe ceti e potere scorrono sui potenziali di forza.
Valutando nel complesso la rivolta meridionale il Congresso sottolinea: a) che si è determinata una frattura profonda tra masse sistema politico truffaldino e potere dispotico; b) che tale frattura è alla base della "guerra civile" in estensione; c) che il divario meridionale si è ulteriormente aggravato e che il "declino del Nord", agitato dal leghismo fellone con il nome capovolto di "questione settentrionale" per recuperare risorse a scapito del Sud, ha la sua radice nella struttura produttiva e nel gap competitivo col capitalismo tedesco favorito dall'euro; d) che in particolare in questa fase il Sud è relegato al ruolo di "riserva indiana" della disoccupazione strutturale di massa specialmente di quella giovanile e di serbatoio di lavoro "low cost".
Pertanto il Congresso raccomanda all'organizzazione di operare, nel quadro dell'attività diretta alla ricomposizione del proletariato, la saldatura tra le masse in lotta del Sud e la classe operaia attiva del Nord, trascinando in questo processo di collegamento e unificazione le fasce più radicalizzate della piccola borghesia.


Sollevarsi contro il "governo delle banche"
del riassetto schiavistico del mercato del lavoro e di quello dispotico del potere

Il Congresso considera, in secondo luogo, la natura del nuovo governo. E denuncia subito l'esecutivo Monti come strumento delle banche e dell'oligarchia finanziaria. Ed esprime poi la più ferma condanna contro la "consorteria professorale" per avere operato la distruzione del sistema pensionistico, la flessibilizzazione completa senza copertura per tutto il ciclo vitale della forza-lavoro, il dissanguamento fiscale e l'esproprio permanente anche dei beni d'uso nei confronti dei lavoratori, il riassetto dispotico oligarchico del potere. Denuncia ancora in particolare: a) la colpevolizzazione imbrogliona del debito pubblico, camuffato come lascito passivo di gente che ha consumato al di sopra dei suoi mezzi, nascondendo che il debito pubblico è l'accumulo di rendite interessi spese militari appannaggi e privilegi di classe; b) la triviale teologia che la politica è dettata dai "mercati finanziari", che questi "mercati" non sentono ragione, che bisogna trovare i soldi a ogni costo per rinnovare i titoli del debito pubblico, presentando i "mercati finanziari" come una potenza assoluta, come dittatura monetaria suprema e astratta, mentre si tratta di fondi di investimento e di banche, di cui gli stessi ministri e il presidente del consiglio sono agenti o consiglieri ben remunerati.
Il Congresso, per eliminare confusioni e far chiarezza sui rapporti politica Stato finanza, tiene a spiegare, partendo dallo Stato, che gli apparati statali, anche nell'attuale stadio imperialistico del capitalismo finanziario parassitario, non sono prodotti né raffazzonature dei "mercati finanziari". Sono e restano, finché sopravvivranno, prodotti della lotta di classe sul piano interno e su quello internazionale. Tanto è stato dimostrato dal 20° secolo. E tanto è confermato dal primo decennio del 21° secolo, come attesta la disgregazione dell'UE. Né la borghesia industriale né quella finanziaria hanno provato a creare uno Stato unico mondiale sotto la loro egida. Si sono abbarbicate allo Stato di provenienza pur operando a scala mondiale. Quindi tra Stato e finanza, e la stessa cosa vale per la politica, non c'è rapporto di dipendenza; c'è autonomia, con tutte le correlazioni di compenetrazione e conflitto.
Detto questo in sede di spiegazione teorica, va rilevato in sede di analisi concreta che, se il governo volesse recidere la conclamata dipendenza dai "mercati finanziari" e risparmiare subito gli 85-90 miliardi di interessi sul debito pubblico, di vie a sua disposizione ne avrebbe diverse anziché scannare bestialmente le masse impoverite. Ne citiamo tre: a) imporre un'imposta patrimoniale sulla ricchezza (il 10% delle famiglie dispone del 40% della ricchezza nazionale valutata in 8.500 miliardi circa; b) tassare in modo adeguato le transazioni finanziarie; c) imporre un prestito forzoso sui redditi più alti. Ma tanto il governo Berlusconi con la prima e la seconda manovra; quanto il governo Monti con la terza, chiamata "Salva Italia", si sono guardati bene dall'imboccare una sola di queste vie. Hanno buttato spudoratamente tutto il peso del finanziamento del debito pubblico e della speculazione finanziaria sul proletariato e sulle masse lavoratrici da tempo in miseria. Ed hanno inoltre accelerato, sotto il paravento della "lotta all'evasione fiscale", i terribili meccanismi riscossivi seminando tragedie nelle case dei piccoli debitori o nullatenenti. A questo riguardo il Congresso tiene a sottolineare che nelle tre manovre si ritrovano, in lungo e in largo, i caratteri parassitari e reazionari, propri e inconfondibili della nostra classe dominante. Ed evidenzia che appare in tutta la sua fisionomia la forma Stato operante dal 2004 da noi definita "Stato rentier degli avvoltoi e parassiti". Quindi la relazione finanza-Stato, debito pubblico-politica investe un rapporto di classe, un rapporto tra padroni e operai, tra oligarchia finanziaria e proletariato, tra ricchi e poveri; e questo rapporto va affrontato e risolto non correndo a manifestare davanti le borse, a Francoforte o a Wall Street, bensì organizzando e promuovendo la guerra rivoluzionaria contro lo Stato della guerra controrivoluzionaria permanente.


La dissoluzione del sistema politico e il riassetto oligarchico del potere

Il Congresso si sofferma, in terzo luogo, sulla crisi politica e sul cambio della guardia, nella gestione del potere, dalla cricca Berlusconi alla combriccola Monti. Ed osserva. La ritirata dell'esecutivo berlusconiano da Palazzo Chigi segna il punto più basso della dissoluzione del sistema politico. E con ciò si consuma il bipartitismo e l'elettoralismo della Seconda Repubblica. È opinabile affermare che sia stata la "pedata dei mercati" a mandare a casa l' "unto del signore". L'esecutivo Berlusconi ha fatto macchina indietro, passando il "testimone" al direttorio Monti, perché ormai impotente a ricomporre le risse della "maggioranza" e a contenere la protesta sociale.
Il direttorio Monti, ispirato da Napolitano, costituisce una rottura istituzionale, che fa politica con forza di legge. Esso esprime il tentativo dell'oligarchia finanziaria di resistere alla rigerarchizzazione a suo sfavore dei rapporti europei mobilitando ogni risorsa a suo sostegno. Questo direttorio non è e non può essere un governo di "unità nazionale" perché fa gli interessi di un pugno di straricchi; né un agente del presunto "commissariamento dell'Italia da parte della Bce" perché l'oligarchia finanziaria partecipa al giuoco speculativo. Esso è il "nuovo nocchiero" che guida l'annientamento statale delle masse per salvare una banda di speculatori e un sistema che crolla. Con l'approvazione di Napolitano il governo Monti ha varato le misure più antiproletarie antipopolari e controrivoluzionarie del dopoguerra. Oltre a quelle prima menzionate: il riassetto oligarchico del potere; la funzionalizzazione dello "Stato rentier" come garante dello strozzinaggio finanziario e dell'esproprio di massa; la managerializzazione differenziata delle università, la distruzione della sanità per i poveri. Esso ha aperto la transizione alla Terza Repubblica prefigurando un modello economico-sociale schiavistico, mosso dal dumping sociale e dai ricatti, formato da penitenti, militarizzato, omofobico e oscurantista. Bisogna scacciarlo a tempi brevi prima che crei altri disastri.


Il movimento proletario in una drammatica lotta di sopravvivenza
contro la disoccupazione di massa, la precarietà del posto di lavoro, l'insostenibilità delle condizioni di vita

Il Congresso si occupa infine del peggioramento delle condizioni di esistenza delle masse e del movimento proletario. Ed osserva che dai dati forniti in maggio dall'Istat e dall'Ilo (organizzazione internazionale del lavoro) sull'aumento della disoccupazione emergono il consolidamento e l'estensione dei caratteri strutturali di massa dell'esercito di riserva, nonché il carattere giovanile e meridionale delle nuove forze-lavoro che giungono sul mercato e non trovano collocazione. Questa massa di senza lavoro, a parte gli "inattivi" e le svariate centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, supera 4 milioni di unità e valica, per quanto riguarda la componente giovanile e meridionale, la soglia del 50%. I dati sui salari e sui consumi segnano variazioni al ribasso. E da tutto ciò si evince che nell'ultimo anno c'è stato quindi un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita per la grande massa di lavoratori in particolare al Sud.
Il Congresso passa poi a considerare la dinamica del movimento proletario e rileva che tutte le componenti del proletariato sono state impegnate in dure lotte e su tanti fronti: contro i ridimensionamenti aziendali e le chiusure, la disoccupazione e la precarietà, per migliori condizioni di lavoro e di salario, contro i ricatti padronali e le sperequazioni retributive, per la difesa della dignità contro la repressione statale. Quanto più il lavoro è diventato scarso tanto più le mobilitazioni per conservare il posto di lavoro sono diventate aspre. Sono state aspre anche le lotte per ottenere il salario e quelle di resistenza alle aggravate condizioni di lavoro e al controllo intimidatorio dei capi. Il Congresso rileva poi che disoccupati e giovani in cerca di lavoro, ragazze e ragazzi, hanno dato vita o partecipato a continue agitazioni scioperi e manifestazioni di protesta; e che hanno trasposto la loro condizione di forza-lavoro inutilizzata sul terreno della conflittualità anti-governativa, fornendo un grande contributo mobilitativo alla rivolta meridionale. Esso rileva altresì che col 2012 ci sono stati i primi scioperi nazionali operai, seguiti da manifestazioni con cortei in varie città, contro le misure e la politica del "governo dei banchieri"; e che questo governo è stato smascherato come capofila anti-operaio. Valutando la dinamica proletaria nel complesso e l'asprezza delle varie forme di lotta e di protesta il Congresso attesta conclusivamente la crescita dell'antagonismo proletario nei confronti del marcio sistema politico e del sistema statale. E afferma conseguentemente che ogni pratica politica conflittuale deve essere spinta e trasformata in pratica rivoluzionaria.


Conclusioni e prospettive

Al termine dell'analisi del quadro congiunturale internazionale e della situazione italiana il 41° Congresso tira le conclusioni ed indica la prospettiva.
In primo luogo esso sottolinea che il cardine della linea politica deve incentrarsi sull'asse della "guerra civile"; e che la "guerra civile" si estende e si sviluppa in questa fase come effetto delle contrapposizioni e scontri tra tutte le classi sociali.
In secondo luogo esso esprime fiducia sul ruolo della donna come forza motrice anche e più nella "guerra civile". Ed invita l'organizzazione e il comparto femminile a promuovere e costituire un reparto femminile agguerrito in grado di imprimere alla guerra di classe un contenuto una direzione e una prospettiva autenticamente paritari e rivoluzionari.
In terzo luogo esso fa appello alle avanguardie marxiste e proletarie a lavorare praticamente nella politicizzazione delle lotte sociali e nella ricomposizione operativa e politica del proletariato; e a cimentarsi inoltre nel tramutare le proteste contro il debito in azione diretta contro il governo e il potere interessati in prima persona alla colpevolizzazione dei debitori.
In quarto luogo esso mette in guardia i giovani e i lavoratori a non impantanarsi nel collasso del sistema politico rimorchiandosi ai critici borghesi della "casta" o del sistema, tra cui strombettano neofascisti e "grillisti". E rammenta e chiarisce che il populismo di destra è un prodotto del fallimento del neoliberismo schierato a difesa dell'ordine capitalista contro il proletariato; mentre il "grillismo" è un fatuo cicaleggio contro "i costi della politica" per mascherare la ferocia e il parassitismo anti-proletari del modello sociale.
Conseguentemente esso articola le seguenti indicazioni operative:
1) esigere la cancellazione del debito pubblico;
2) esigere l'aumento del salario e la riduzione d'orario;
3) esigere il salario minimo garantito di € 1.250 mensili intassabili per disoccupati sottoccupati sottopagati pensionati con assegni di fame e per tutti i senza salario; in antitesi al generico "reddito di cittadinanza" e a ogni sussidio di carattere interclassista;
4) instaurare il controllo operaio sui fondi INPS (ora "SuperInps" con la fusione con "Inpdap") per impedire qualsiasi manipolazione governativa e garantire il regolare pagamento delle pensioni ai lavoratori;
5) bloccare gli sfratti esecutivi a carico degli inquilini proletari o poveri e parametrare gli affitti al 10% del salario;
6) esigere l'abolizione dell'IVA sui generi di largo consumo; dell'accise sui carburanti utilizzati dai lavoratori; dell'IMU per lavoratori artigiani singoli e diretto-coltivatori;
7) insorgere contro la nuova flessibilità del ricatto e del dumping sociale e salariale; promuovendo e organizzando gli organismi di lotta proletari;
8) combattere, sabotare, gli interventi le operazioni militari i piani aggressivi del nostro imperialismo;
9) formare i comitati di autodifesa e di attacco contro le bande neofasciste;
10) stabilire collegamenti e forme di cooperazione tra formazioni rivoluzionarie nei paesi europei come primo passo per la costruzione di una organizzazione comunista mondiale;
11) trasformare la "guerra civile" in guerra rivoluzionaria sotto la guida del partito di classe per il potere proletario.
Infine il Congresso adotta la parola d'ordine "Insorgere contro il riassetto feroce del mercato del lavoro e del potere. Unirsi nel partito rivoluzionario per spazzar via l'oligarchia finanziaria" e la lancia, come indicazione di prospettiva, alle forze attive giovanili, alle ragazze e ai ragazzi, e a tutti i lavoratori, locali e immigrati.

Milano 3 giugno 2012
Il 41° Congresso di Rivoluzione Comunista

Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: rivoluzionec@libero.it
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/

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