LA MONNEZZA DEL PROFITTO. Opuscolo in diffusione da più di un anno.

CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA
GIANCARLO LANDONIO VIA STOPPANI,15
21052 BUSTO ARSIZIO –VA- Italia
(Quart.Sant’Anna dietro la piazza principale)
e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

---------------------------------------------Opuscolo di 34 pagine in diffusione dal 2011 vedi sotto in allegato.

LA MONNEZZA DEL PROFITTO - 12 dicembre 2011
(INDICE: I rifiuti che sommergono Napoli frutto marcio dell’affarismo e dell’urbanizzazione parassitari. La rivolta popolare contro le discariche si trasformi in guerra sociale contro i gruppi affaristici e il potere statale pag. 5 - Gli affaristi della monnezza sfruttano l’«emergenza rifiuti» per imporre una soluzione militare 18 - Il piano del governo è trasformare il «parco del Vesuvio» in una discarica 20 - L’affare rifiuti che cresce tra inceneritori e discariche 24 - L’emergenza rifiuti il volto dell’affare 28 - L’emergenza rifiuti non molla il capoluogo partenopeo. La «giunta arancione» impotente a scalfirla 32)

Archivio giornali murali affissi in prov. di Varese nel 1976.

Il movimento operaio e il sindacalismo di classe dal dopoguerra ai giorni nostri - SEZIONE QUINTA: CONTRO LA REAZIONE STATALE E PADRONALE 1975-1976 (XCVI: L'accordo tessile e l'atteggiamento operaio (L'operaio che aiuta il padrone a produrre di più rimane alla mercé di chi lo sfrutta) Tratto da Lotte Operaie n. 99-100 di Giugno-Agosto 1976 - La chimica capitalistica peggio della peste. Responsabili dell'intossicazione di Seveso sono non solo i padroni svizzeri della Icmesa, ma anche i padroni e le autorità italiani. Tratto da Lotte Operaie n. 99-100 di Giugno-Agosto 1976)

La chimica capitalistica peggio della peste

Responsabili dell'intossicazione di Seveso sono non solo i padroni svizzeri della Icmesa, ma anche i padroni e le autorità italiani.

Tratto da Lotte Operaie n. 99-100 di Giugno-Agosto 1976

Riportiamo dal supplemento murale a LOTTE OPERAIE(bollettino sindac. dei com. Internazionalisti) gli articoli apparsi tra luglio e agosto sulla nube tossica fuoriuscita dall'ICMESA il 10.7.76.

"Solo in questi giorni le autorità comunali e la stampa si stanno occupando della nube tossica fuoriuscita dagli impianti della ICMESA di proprietà del gruppo Givaudan Corporation (USA) che ha seminato morte, intossicazioni distruzione delle piante nel comune di Meda e in una decina di comuni limitrofi sino alle porte di Milano.

La nube tossica è fuoriuscita dalla ICMESA il 10 luglio ed è stata vista dagli abitanti di S. Pietro di Seveso. Molta gente si è tappata in casa. Ma, il giorno dopo conigli e galline sono stramazzati al suolo, le foglie delle piante sembravano divorate da insetti. E poi sono incominciate le ustioni alla pelle e le intossicazioni interne degli organi. A oggi 21 luglio ci sono ricoverate all'ospedale di Mariano Comense 14 persone mentre 4 bambine si trovano ricoverate all'ospedale di Niguarda.

I dirigenti della ICMESA hanno cercato di nascondere il fatto e ancora oggi, di fronte all'immane disastro, minimizzano come se si trattasse di nulla. La fabbrica produce triclorofenolo; una sostanza tossica che dà il TCDD, usato dagli Stati Uniti per defoliare le campagne e distruggere i raccolti vietnamiti. Atterriti dal disastro le autorità locali fingono dì ignorare cosa si produceva alla ICMESA. Ma la realtà è che in Italia di fabbriche che producono armi e tossici ce n'è a migliaia e che disastri analoghi non mancheranno di avvenire in futuro, se la classe operaia non imporrà il proprio controllo e il proprio potere. Il capitalismo non solo trasforma le forze produttive in forze distruttive, ma, nella sua folle ricerca del profitto, distrugge i fattori stessi della riproduzione.

(da LOTTE OPERAIE murale n° 122 del 21.7.76)

Dopo 10 giorni di calcolato silenzio le autorità locali e regionali hanno incominciato a fornire i primi dati sul micidiale veleno che ha intossicato Meda, Seveso, Cesano Maderno ed altri paesi del la Brianza. Questo micidiale veleno (TCDD diossina) è un tossico che brucia i tessuti; intacca gli apparati genetici; ha conseguenze irrimediabili sui nascituri. È uno dei più terribili tossici prodotti dalla chimica contemporanea, contro cui i soli rimedi studiati sono segreto militare nelle mani degli USA. Da Meda, da Seveso, ed ora da Cesano Maderno sono state fatte sgomberare e vengono sgomberate centinaia di famiglie. Interi paesi sono bloccati completamente e recintati da filo spinato teso da truppe specializzate, addestrate in materia nucleare.

La nube tossica, fuoriuscita dalla ICMESA, ha posto solo in maniera acuta il problema del costante inquinamento dell'ambiente naturale; della costante intossicazione di lavoratori da parte dell'industria chimica contemporanea. Tutta l'Italia è sotto questa costante azione inquinante e distruttiva da Porto Marghera a Ottana; da Ravenna a Gela. Questo avvelenamento sistematico dell'acqua, dell'aria del fisico umano è peggiore della peste perché le persone colpite da queste intossicazioni, e si tratta per la maggior parte di operai, o muoiono di tumori o subiscono gravi alterazioni psico-fisiche.

Negli ospedali sono attualmente ricoverati una cinquantina tra bambini e adulti. Le donne incinte fino a tre mesi vengono indirizzate alla clinica per abortire; le altre vengono avviate alla sterilizzazione. Chi, poi, dalla zona intossicata arriva altrove viene respinto come lebbroso. Il gruppo La Roche che amministra l'ICMESA ha fatto sapere che risarcirà i danni. Ma chi ridarà la salute agli intossicati?

Da questa forma grave di intossicazione che si distacca dalla normalità solo per la sua acutezza, scaturisce la necessità di una azione permanente più a fondo degli operai specialmente nelle fabbriche della morte, per combattere la nocività e salvaguardare la salute. Inderogabilmente il problema è quello di formare nei luoghi di lavoro i comitati ispettivi operai. Esigiamo per i lavoratori evacuati, alloggi sufficienti; e per evacuati e ricoverati senza lavoro il salario minimo garantito di £ 250.000 al mese.

(Tratto da LOTTE OPERAIE. murale n° 123 del 31.7.76)

Le autorità amministrative lombarde (regionali e comunali), dopo avere a lungo nascosto le proporzioni del disastro che ha colpito Seveso, Meda e un'ampia zona della Brianza, sono passate ora, con la loro cecità borghese, a decretare misure eccezionali non meno gravi del TCDD.

Hanno recintato col filo spinato la zona più avvelenata dalla diossina estromettendone le famiglie e ammucchiandole in alloggi provvisori. Hanno posto sotto controllo militare una vasta zona circostante. Hanno schedato le donne forzandole all'aborto (un bell'esempio di aborto legale!). Hanno istituito un controllo sanitario sulla popolazione tipico di quello che si esercita sulle cavie.

Il disastro che ha così colpito la popolazione di Seveso, di Meda, dei centri viciniori, specialmente di quella lavoratrice, è peggiore di qualsiasi calamità naturale.

Di fronte a questo disastro è troppo comodo addossare tutte le responsabilità ai padroni del gruppo La Roche, proprietari dell'ICMESA, come stanno facendo sindacalisti e sinistra locale, che sviano sul terreno giudiziario la collera popolare. La responsabilità di questo sconfinato disastro, oltre che ai vampiri della La Roche, la portano in prima persona le autorità italiane, centrali e locali, gli industriali chimici lombardi. Non solo per omissione di controllo, come si dice ipocritamente, ma per collusione diretta. Tutta questa gente sapeva bene che l'ICMESA produceva defolianti, e che la diossina è un sottoprodotto di queste micidiali sostanze chimiche. Questa gente sapeva bene tutto questo. Ma essa non aveva nulla da ridire perché ci mangiava bene; perché ci aveva le mani in pasta. Sotto accusa vanno messi dunque non solo i padroni del gruppo La Roche, ma anche gli amministratori e gli industriali italiani. Sono loro, tutti insieme, che debbono risarcire i danni, che debbono rispondere di fronte alle popolazioni avvelenate.

L'Italia è all'avanguardia della chimica e, quindi, dell'avvelenamento chimico. Ne sanno qualche cosa i lavoratori di Marina di Melilli e di Priolo in provincia di Siracusa che si battono da tempo contro l'intossicazione provocata dalla SINCAT, dalla RASIOM, dalla ISAB. Ne sanno qualche cosa le donne di Melilli che proprio ieri (30) hanno invaso l'ISAB e oggi hanno bloccato la linea stradale e quella ferroviaria Siracusa-Catania. Pertanto è questa la via da seguire, non quella del terreno giudiziario che può servire ai grossi e ai piccoli padroni locali.

I lavoratori, le donne e i giovani delle zone colpite dalla diossina debbono organizzarsi autonomamente; esigere il salario minimo garantito di 250.000 lire al mese; alloggi gratuiti decenti; assumere il controllo delle condizioni igienico-sanitarie della zona; respingere ogni ostacolo alla libertà di movimento; esigere il risarcimento di tutti i danni subiti.

(Tratto da LOTTE OPERAIE. murale n° 124 del 31.8.76)

(Continua)

--Edizione a cura di-- RIVOLUZIONE COMUNISTA

SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 -20154 Milano

e-mail: rivoluzionec@libero.it

http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/

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