LIVORNO 21 GENNAIO 1921 LA STORIA SIAMO NOI!!

CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA
GIANCARLO LANDONIO VIA STOPPANI,15
21052 BUSTO ARSIZIO –VA- Italia
(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)
e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

-------------------------------------MANIFESTO AFFISSO IN QUESTI GIORNI e dal 2009 IN PROV. DI VARESE. Sotto in allegato l'edizione del 2009.

http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/Supplementi/2009/364b/88PCdIt...
L'unico modo per far pagare la crisi a padroni banchieri parassiti è quello di spodestarli dal potere

Scatenare la guerra di classe.

Battersi per la dittatura del proletariato.

Nel '92° anniversario della nascita del Partito Comunista d'Italia

--------------------------

REPRINT SUPPLEMENTO GIORNALE MURALE straordinario del 21/1/2009 ( Formato PDF )

[Novantadue anni addietro], il 21 gennaio 1921 nasceva a Livorno il Partito Comunista d’Italia (P.C.d’It.). Il P.C.d’It., alle cui origini noi ci rifacciamo, fu la prima organizzazione di classe dei lavoratori italiani che si propose la rivoluzione proletaria e che fece tremare la borghesia. Partendo dalla fondazione del P.C.d’It., al cui nome si richiamano tuttora i rimasugli delle vie nazionali al socialismo (elettoralisti, stalinisti, maoisti), ripercorriamo a grandi tappe il cammino percorso in quanto la strada già fatta getta luce sul presente e aiuta a capire la realtà e i compiti odierni del movimento comunista autentico.

1921-1926

Il P.C.d’It. nasce dalla scissione del Partito Socialista Italiano. La scissione avviene sui famosi 21 punti di Mosca, che dettano le condizioni per l’ingresso nell’Internazionale Comunista (I.C.), cioè nel partito mondiale della rivoluzione, e che delimitano in modo netto i rivoluzionari dai riformisti. Il P.C.d’It. si propone di guidare la classe operaia nella lotta contro la borghesia per la dittatura del proletariato sul piano interno e internazionale nella scia della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia. Esso fissa il programma in questi 10 punti e principii:

1) Nell’attuale regime sociale capitalista si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine alla antitesi di interessi ed alla lotta di classe fra il proletariato e la borghesia dominante.

2) Gli attuali rapporti di produzione sono protetti e difesi dal potere dello Stato borghese che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l’organo della difesa degli interessi della classe capitalistica.

3) Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza l’abbattimento violento del potere borghese.

4) L’organo indispensabile della lotta rivoluzionaria del proletariato è il partito politico di classe. Il Partito Comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per l’emancipazione rivoluzionaria del proletariato. Il Partito ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali di azione e di dirigere, nello svolgimento della lotta, il proletariato.

5) La guerra mondiale, causata dalle intime, insanabili contraddizioni del sistema capitalistico che produssero l’imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo in cui la lotta di classe non può che risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.

6) Dopo l’abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato di stato borghese e con l’instaurazione della propria dittatura, ossia basando le rappresentanze dello Stato sulla base produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.

7) La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della Rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.

8) La necessaria difesa dello Stato proletario contro tutti i tentativi controrivoluzionari può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica e con la organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.

9) Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure di intervento nei rapporti della economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.

10) Per effetto di questa trasformazione economica e delle conseguenti trasformazioni di tutta l’attività della vita sociale eliminata la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.

---Livorno 21 gennaio 1921

Finché è diretto da Bordiga Repossi Fortichiari, e in quella fase anche da Grieco e Terracini, il P.C.d’It. mantiene ferma la linea rivoluzionaria classista. E tiene testa alla reazione liberale e al terrorismo fascista. Ma nel giugno del 1923, quando Bordiga e altri membri del Comitato Esecutivo (C.E.) vengono arrestati e reclusi nelle carceri fasciste, l’I.C., che cominciava a inclinare sulla scivolosa tattica del fronte unico e del governo operaio (governi socialdemocratici appoggiati dai comunisti), procede d’autorità alla sostituzione del C.E. Nell’agosto del 1924, dopo un biennio di lotte interne, l’I.C. sopprime definitivamente la prima direzione del P.C.d’It. e impone una direzione di centro-destra. Questa nuova direzione è composta da Gramsci Togliatti Scoccimarro Mersù Maffi. Ed è ligia alla politica del fronte democratico antifascista. Gramsci è l’artefice italiano della svolta. La nuova direzione propugna la linea coalizionista del governo operaio e contadino, linea esperimentata in modo fallimentare in altri paesi; e porta il giovane partito comunista a rimorchio delle frazioni democratiche della borghesia.

Al terzo Congresso del partito, che si svolge in clandestinità a Lione in Francia nel gennaio del 1926, il centro gramsciano elimina definitivamente la sinistra, trasforma in programma la nuova linea e rompe completamente col PCd’It. Bordiga potrà solo, per la sua carica, intervenire al sesto esecutivo allargato dell’I.C., ove ha solo la possibilità di denunciare la politica nazionalista di Stalin e i gravi rischi per l’Internazionale. Col congresso di Lione finisce, nella forma e nella sostanza, il P.C.d’It. E al suo posto si trovano due distinti e opposti movimenti: il Partito Comunista Italiano e la Sinistra Comunista. Il primo proiettato verso l’interclassismo e il trasformismo; il secondo ancorato al programma rivoluzionario. Con ciò si conclude la prima tappa del percorso comunista.

1927-1945

Nel 1926 a Mosca il centro staliniano si impadronisce definitivamente del partito e dei posti di comando dello Stato dei Soviet (URSS), mettendo a tacere la sinistra. Esso rompe col leninismo. Ammaina la bandiera della rivoluzione internazionale ed inalbera quella riformista e impossibile del socialismo in un solo paese. Negli anni che seguono, per scroccare lavoro gratuito agli operai russi nonché l’appoggio operaio internazionale, Mosca contrabbanda l’industrializzazione del paese come edificazione del socialismo. Ed avvia lo sterminio dei rivoluzionari, degli artefici della rivoluzione d’ottobre e degli infaticabili combattenti comunisti, che avevano fatto tremare il mondo capitalista e acceso la fiducia nel passaggio al comunismo. La Sinistra Comunista resiste alla repressione fascista e allo stalinismo. I nuclei, sfuggiti al fascismo, sono molto attivi all’estero (Francia e Belgio) ove cercano di tenere i legami e di portare il loro contributo pratico teorico (guerra civile in Spagna). Con l’arresto di Gramsci (fine 1926) il PCI passa nelle mani di Togliatti, che coopera alla calunnia e allo sterminio dei rivoluzionari. Nel 1936 egli propone a Mussolini un patto di pacificazione nazionale.

Nell’agosto del 1939 il nazismo occupa la Polonia e scatena la seconda guerra mondiale. È la prosecuzione, a scala allargata, della prima guerra imperialistica. E, come questa, è guerra di rapina e di ripartizione del mondo. I gruppi della Sinistra Comunista denunciano la natura imperialistica del conflitto e dei belligeranti: dell’asse nazi-fascista (Italia - Germania - Giappone) e della coalizione democratica (Francia - Inghilterra - USA - Russia). Il Pci si schiera a sostegno della coalizione. Nel 1943 i gruppi della Sinistra Comunista danno vita al Partito Comunista Internazionalista, di cui il nostro raggruppamento è una derivazione, allo scopo di riproporre il programma di Livorno e organizzare la classe operaia contro i due schieramenti di guerra. Il Pci si allea con la monarchia (svolta di Salerno), promuove la resistenza partigiana contro i fasci-nazisti a favore degli anglo-franco-americani-russi; accetta la spartizione dell’Europa tra USA e Russia; si subordina al modello occidentale.

Su questi eventi si conclude la seconda tappa del percorso comunista; che segna, da una parte, il rilancio del programma del 1921; dall’altra, la trasformazione compiuta del Pci in un partito democratico-borghese.

1946-1980

Nel quadro della divisione del mondo e dell’Europa, stabilita dalle potenze vincitrici a Yalta e Postdam, la sconfitta borghesia italiana avvia la ricostruzione post-bellica subalterna del sistema. La ricostruzione capitalistica, presentata da Dc e Pci come sviluppo dell’Italia libera e democratica, si svolge sui sacrifici dei proletari e dei contadini e sulla repressione poliziesca delle lotte operaie e bracciantili. Togliatti, ministro di grazia e giustizia, lascia in galera i rivoluzionari e gli anarchici e libera invece i fascisti.

Negli anni cinquanta e sessanta Stati Uniti e Russia consolidano il loro condominio sull’Europa; mentre si confrontano in Asia Africa America Latina ove, intervenendo quali gendarmi, cercano di prendere il posto delle ex potenze colonialiste (Inghilterra, Francia, Belgio, Portogallo). L’economia italiana si inserisce nell’ascesa occidentale e raggiunge, unitamente al Giappone e alla Germania, i livelli più alti di sviluppo industriale. Il movimento internazionalista, e in particolare Rivoluzione Comunista che si forma nel 1964, articola il programma rivoluzionario lavorando all’organizzazione autonoma del proletariato sul piano professionale e politico. Il Pci di Togliatti poi di Longo e di Berlinguer si integra sempre più strettamente allo sviluppo monopolistico italiano in nome della via nazionale, democratica al socialismo e assume compiti d’ordine sempre più repressivi.

Negli anni settanta, che chiudono il periodo di espansione post-bellica con l’ascesa degli imperialismi europei e giapponese ed aprono e completano la fase di riorganizzazione dei monopoli, i lavoratori e le avanguardie si trovano a un cambio di marcia. Nel primo quinquennio si conclude il ciclo di lotte rivendicative e di miglioramento, iniziato nel 1968. Nel secondo incomincia la difesa proletaria contro la riorganizzazione monopolistica. Rivoluzione Comunista opera alla costruzione dell’organizzazione autonoma della classe operaia e della gioventù. Il Pci sviluppa il ruolo di partito d’ordine e di sostegno alla finanziarizzazione dell’economia, passando dalla via democratica al socialismo all’alternativa democratica (compromesso storico).

Gli avvenimenti che si succedono in questa terza tappa, evidenziano la fisionomizzazione rivoluzionaria sempre più netta del movimento internazionalista e la trasformazione reazionaria del Pci con la contrapposizione sempre più forte tra il primo e il secondo.

1981-2009 e oltre

Gli anni ottanta e novanta sono contrassegnati dall’aggravamento della crisi generale di sovrapproduzione e dalla trasformazione del capitale industriale-finanziario in capitale finanziario parassitario, dalle aggressioni e dall’acuimento delle rivalità interimperialistiche, dalla trasformazione della politica in affare e dei partiti in agenzie di affari, dalla esplosione delle lotte sociali e nazionali, dallo smisurato divario tra ricchi e poveri. Il nostro raggruppamento approfondisce e allarga il lavorio per l’organizzazione classista delle avanguardie proletarie, delle forze attive giovanili e delle forze più combattive della classe operaia. E promuove, fase dopo fase, la lotta offensiva, la linea mobilitativa, l’armamento proletario. Il Pci di Natta e Occhetto si trasforma in un partito di affari (PDS), rotella dell’attacco al salario alle pensioni e alle condizioni di vita e di lavoro delle masse. E con D’Alema e Fassino (Ds) in un’agenzia a servizio della finanza del militarismo del familismo e della chiesa. Il 16 febbraio 2008 i diessini si sciolgono definitivamente ed entrano a far parte, insieme ai post-democristiani social-cattolici, del Partito democratico; cioè di una pluriagenzia ibrida a servizio del potere usuraio e militaristico.

[I "post-piccisti" e i "post-democristiani social-cattolici" si tramutano in un ibrido reazionario denominato "Partito Democratico". Gli epigoni di Togliatti - il grande traditore del Partito Comunista d'Italia e del proletariato - abbandonano qualsiasi "reminiscenza sociale" e si collocano a servizio dell'usura e del militarismo totalitario. n.d.r.]

Questa quarta tappa segna dunque la validità incontestabile, alla luce storica, del programma di Livorno e l’ignominia senza fondo in cui continuano a infognarsi i suoi traditori e rettificatori.

La costruzione del partito

Bisogna ora chiedersi e vedere quali cause e fattori hanno determinato la sconfitta rovinosa del movimento comunista mondiale e a che punto siamo con la prospettiva del comunismo. Vediamo, in estrema sintesi, queste cause e fattori e il punto di collocazione della prospettiva comunista.

1º) La disgregazione interna e il soffocamento del "movimento comunista" ad opera dello stalinismo del nazi-fascismo della democrazia parlamentare 1924-1952)

La prima causa è costituita dalla disarticolazione del movimento comunista in tendenze contrastanti e del sopravvento nel seno della Terza Internazionale delle tendenze nazionaliste sostenitrici del socialismo in un solo paese. La seconda causa dall’incapacità delle ale di sinistra, bordighiane trotskiste lussemburghiste, di costituire un raggruppamento autonomo, a scala mondiale, in opposizione all’Internazionale stalinizzata. La terza causa nello sterminio dei rivoluzionari, operato in Russia dall’apparato di polizia speciale staliniano; e nel parallelo soffocamento, operato in Italia dal fascismo in Germania dal nazismo, altrove e successivamente dalle polizie e para-polizie (Klu Klux Klan) dalle democrazie parlamentari. Nel dopoguerra Palmiro Togliatti, ministro di grazia e giustizia, concede l’amnistia ai fascisti lasciando in galera rivoluzionari e anarchici. Quindi gli anni che vanno dal 1924 al 1952 costituiscono il periodo della disgregazione e distruzione fisica del movimento comunista e della concomitante falsificazione del marxismo-leninismo.

2º) La riproposizione della teoria e della pratica comunista ad opera dei raggruppamenti internazionalisti e l’esplosione, nel quadro dello sviluppo post-bellico e delle sue contraddizioni, di movimenti opposizionali "operaisti" - "filocinesi" - "studenteschi" - "autonomi" - "brigatisti" (1953-1979)

La rivolta operaia di Berlino Est (1953) e l’insurrezione ungherese (1956) segnano l’inizio del risveglio proletario e della decomposizione dello stalinismo. Si riprendono lentamente le forze di sinistra sopravvissute allo sterminio precedente. E cercano l’aggancio con le nuove generazioni. Ma accanto ad esse è un succedersi di movimenti opposizionali, internisti e terzomondisti, che irrompono via via sulla scena politica, ognuno cercando di trascinare i proletari col proprio particolare richiamo al marxismo. Così, con lo sviluppo quantitativo del movimento operaio legato all’espansione industriale degli anni cinquanta e sessanta, si ha l’apparizione dell’operaismo; con lo svolgersi delle guerre di liberazione nazionale il riassetto interimperialistico e la spaccatura tra Mosca e Pechino, la comparsa del movimento filocinese; con la crescita del movimento operaio e la massificazione della scuola, la contestazione antisindacale e quella studentesca alla fine degli anni sessanta; con la riorganizzazione monopolistica dell’economia e la trasformazione reazionaria della democrazia e del Pci (compromesso storico), la comparsa degli autonomi e dei brigatisti negli anni settanta. Quindi gli anni che vanno dal 1953 al 1979 sono il periodo della riproposizione della prospettiva comunista ad opera di ristrette minoranze di ispirazione internazionalista.

3º) La prospettiva e il movimento, comunisti, nella crisi generale del sistema; nella trasformazione del modello industriale in schiavismo tecnologico e della politica in affare; e nel marcimento della società (1980-in avanti)

Negli anni ottanta e novanta, con lo sviluppo della crisi generale dell’imperialismo e dei suoi processi disgreganti, cresce l’influenza dell’indirizzo comunista tra le avanguardie proletarie e l’interesse della gioventù per il marxismo-leninismo non adulterato. Anche se il 20º secolo si è chiuso senza vedere in primo piano un vero e proprio movimento comunista rivoluzionario, ci sono tutte le premesse per costruirlo sia sul piano interno che su quello internazionale. La costruzione del partito è da tempo nel processo storico come necessità politica per le forze attive del proletariato. Piuttosto c’è da dire che gli intralci che frenano la costruzione del partito non nascono, come in passato, dalla babele di tendenze di pseudo-sinistra aclassiste e apartitiche, ma dai fenomeni di marcimento e di disgregazione della società. Ed è quindi in questo versante che bisogna profondere acume ed energie per venire a capo con la forza della comprensione e con la perseveranza organizzativa delle difficoltà reali.

Concludendo possiamo dunque affermare che la prospettiva comunista è, per la stragrande maggioranza del genere umano, più totale e mondiale più attuale e necessaria di quanto fosse a Livorno 1921.

La crisi e il marcimento irreversibili

della società capitalistica

A chiusura di questo [92°] anniversario del P.C.d’It., che cade nel cuore della più vasta e profonda crisi generale del sistema capitalistico, consideriamo tre esigenze della costruzione del partito.

1º) Ritmi della crisi e ritmi dell’organizzazione

Una questione che in questo decennio si è fatta sempre più acuta, sul piano del movimento pratico e ancor di più su quello specifico delle mobilitazioni, è il divario tra i ritmi di sviluppo dei processi materiali di crisi e i ritmi tenuti dal processo di organizzazione politica delle forze antagoniste e rivoluzionarie della gioventù. Vediamo cosa possiamo fare in concreto per contenere questo divario e per superarlo col tempo.

Prima di tutto bisogna prendere atto di un fatto storico: la radicalità dei comportamenti giovanili. La carica operativa della gioventù contemporanea non ha eguali nel passato. I giovani dello stadio dello schiavismo tecnologico non hanno paura di nulla. Hanno in sé la forza di rottura dell’accumulo secolare di tutte le contraddizioni dell’epoca imperialistica. Tuttavia questi giovani, a prescindere dal fatto che la coscienza non segue i ritmi degli eventi, si trovano di fronte a enormi difficoltà di comprensione della società in cui vivono e di orientamento. Essi debbono ricostruire quasi tutto di sana pianta: la teoria, il programma, il partito della rivoluzione. Ricostruzione che richiede tempi lunghi, senza contare le cadute e gli insuccessi. Per cui perdura in questa fase la sfasatura tra i ritmi della crisi del sistema e i ritmi dell’organizzazione politica delle forze attive della gioventù e questa sfasatura non consente a quest’ultima di imprimere alla situazione il segno della propria forza potenziale.

In secondo luogo da questa consapevolezza bisogna trarre l’insegnamento pratico che la tattica, il fare concreto, l’azione, deve tendere a stimolare l’organizzazione politica delle forze attive giovanili e a coinvolgere le punte più mature nella costruzione del partito. Occorre cioè che il lavorio politico, che noi svolgiamo quotidianamente in vari campi, dedichi attenzione e sforzi, operando in questi campi e/o in qualsiasi altra situazione di lotta, all’avvicinamento e al coinvolgimento nell’attività organizzativa dei giovani più sensibili e combattivi. Quindi ogni organizzazione di base, ogni organismo di lotta del partito, ogni militante e simpatizzante attivo, traducendo in pratica la parola d’ordine del 30º Congresso "avvicinare i giovani al partito", deve operare col precipuo intento: a) di coagulare mettere insieme e ricomporre sul piano politico le forze attive giovanili che emergono nel dato campo di lotta; b) di promuovere il loro raggruppamento organizzativo stabile al di là della specifica lotta contingente in cui esse si trovano; c) di avvicinarle all’organizzazione di partito coinvolgendole nel lavoro politico permanente.

2º) I nuclei del "programma rivoluzionario"

Il programma rivoluzionario è il corredo fondamentale che serve a dotare le avanguardie proletarie le forze attive giovanili e tutti i combattenti per il potere proletario delle cognizioni storico-sociali-politiche della lotta, della sua metodologia di azione e di indagine, della sua prospettiva di potere, dei suoi scopi finali. Esso non si identifica, né si esaurisce, col Manifesto Comunista di Marx-Engels il Che fare e Stato e Rivoluzione di Lenin, o con la letteratura marxista-leninista. E’ un compendio di marxismo, di analisi storico-scientifica aggiornata dello sviluppo dell’economia e della società, dell’adeguamento dell’armamentario tattico-strategico. Esso riassume e chiarifica, in particolar modo, le condizioni di conquista del potere e i compiti della fase di transizione.

Riferito al periodo attuale il programma rivoluzionario deve avere, come riferimento teorico essenziale, il marxismo-leninismo genuino, non inquinato dal nazionalismo staliniano dal maoismo e dal castrismo; come obbiettivi discriminanti, l’abbattimento dello Stato - imperialistico o nazionale - con l’instaurazione della dittatura del proletariato e l’unione internazionale dei proletari; come metodologia di lotta, l’impiego di tutti i mezzi adatti e necessari compresa la lotta armata; come prime misure post-rivoluzionarie, la socializzazione dei mezzi di produzione e la deaccumulazione. Esso deve avere inoltre come nuclei specifici le seguenti acquisizioni. Prima: la consapevolezza che la società capitalistica è in fase avanzata di marcimento; e che la forma specifica di capitale predominante, il capitale finanziario parassitario, non solo dilapida le forze produttive del lavoro sociale, ma produce la distruzione umana e ambientale come sua logica vitale. Seconda: la consapevolezza che le bande finanziarie-parassitarie dominanti impiegano il potere statale come macchina di terrore per garantirsi la sottomissione e il controllo dei lavoratori, immigrati e locali. Terza: la consapevolezza che il militarismo bellico è una metodologia imperialistica per razziare lavoro e risorse; e che questa metodologia non si esaurisce nell’aggressivismo delle super potenze nei confronti dei paesi oppressi (deboli o arretrati) ma investe i paesi imperialistici nei loro rapporti reciproci. Quarta: la consapevolezza che occorre dedicare un capillare lavorio tra i giovani per trasformare il loro sentimento di rifiuto del marcio e di slancio per il pulito in molla di azione rivoluzionaria.

3º) L’identità comunista

Infine occorre fare qualche precisazione sull’identità comunista dato che sono vari i raggruppamenti politici che fanno appello al comunismo e che è salutare avere un contrassegno distintivo. Con questo intento precisiamo. L’identità comunista si radica consolida e manifesta, in questa fase, nei seguenti tre ancoraggi pratico-teorici: 1) nella lotta incessante contro il padronato le bande finanziario-parassitarie gli apparati di violenza dello Stato a difesa degli interessi proletari e nella trasformazione di questa lotta, sotto la direzione del partito rivoluzionario, in assalto armato al potere capitalista per l’instaurazione della dittatura del proletariato; 2) nella promozione dell’unione internazionale dei lavoratori per la soppressione del potere capitalista in tutto il mondo e la costruzione di una società senza classi; 3) nella corretta coscienza storica e teorico-politica delle vicende cha hanno contrassegnato il movimento comunista mondiale dalla Rivoluzione d’Ottobre (25 ottobre 1917) in avanti (degenerazione della 3ª Internazionale; sterminio stalinista delle forze rivoluzionarie russe e degli altri paesi per mascherare lo sviluppo del capitalismo con l’impossibile edificazione isolata del socialismo; asservimento dei sedicenti partiti comunisti a Mosca o a Washington nonché agli imperialisti del proprio paese) e dei caratteri putrefattivi della società dei nostri giorni. È un contrassegno descrittivo, non simbolico come dovrebbe essere, ma forse per questo estremamente più adatto alle forze attive giovanili nel loro processo di delimitazione-identificazione.

Milano 21/1/2013 (riedizione integrale del 2009) - Piazza Morselli 3.

L'Esecutivo Centrale di RIVOLUZIONE COMUNISTA

--- Edizione a cura di----
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: rivoluzionec@libero.it
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/

-----------------------------------------------------------------------------------

-Dall'ex Blog l'internazionale: il comunismo è un movimento reale

Riferimenti:

Bibliografia sul comunismo rivoluzionario in Italia
Testi delle EDIZIONI L'INTERNAZIONALE disponibili al seguente indirizzo:

-20154- Milano - Piazza Morselli,3 -ITALIA-

1. La nascita del partito comunista d'Italia
(Marzo 1981, pp.63)
Indice:
Nota dell'Editore
Presentazione
- Mozione presentata dalla frazione comunista astensionista al XVI congresso del partito socialista italiano
- Programma d'azione della sezione socialista torinese
- Per un rinnovamento del partito socialista
- Tesi della frazione comunista astensionista del Psi
- Mozione della frazione comunista sull'indirizzo del Psi
- I principi e lo statuto del partito comunista
- Manifesto ai lavoratori d'Italia
Appendice: Tesi sulle condizioni di ammissione all'Internazionale comunista.

2. La lotta del partito comunista d'Italia (1921-22)
(Strategia e tattica della rivoluzione) (Dicembre 1984, pp.96)
Indice:
Introduzione
Bibliografia
Parte prima: La lotta operaia
- Presentazione
- Mozione comunista al congresso di Livorno della Cgl (24.2.21)
- Per la difesa e la riscossa proletaria contro l'offensiva borghese (21.8.21)
- Per il programma di lotta del proletariato (15.8.22)
Parte seconda: La lotta al fascismo
- Presentazione
- Appello contro la reazione fascista (6.3.21)

- Inquadramento delle forze comuniste (7.8.21)

- Il compito del proletariato nell'ora presente (29.10.22)
- Proclamazione sciopero generale nazionale (29.10.22)
Parte terza: Il secondo congresso del Pcd'It.
- Presentazione
- Tesi sulla tattica del Pcd'It.
Parte quarta: La lotta nell'Internazionale
- Presentazione
- Relazione al IV congresso dell'Internazionale comunista (novembre 1922)
- Progetto di tesi presentato al IV congresso mondiale
Appendice: Relazione del c.c al II congresso del Pcd'It.

3. Il partito decapitato (1923-24)
(La sostituzione del gruppo dirigente del Pcd'It.) (Giugno 1988, pp.223)
Indice:
Nota dell'Editore
Introduzione
Parte I: La retata e il processo
Parte II: Il frazionismo di centro (maggio '23 - gennaio '24)
Parte III: La politica fallimentare del "centrismo" e l'opposizione della sinistra (gennaio-ottobre 1924)
Parte IV: Il V congresso dell'Ic e l'esclusione definitiva della sinistra dagli organi dirigenti del Pcd'It.
Parte V: Due linee, una organizzazione
Appendice
Bibliografia

4. La liquidazione della sinistra del Pcd'It. (1925)
(Aprile 1991, pp.287)
Indice:
Nota editore
Introduzione
Parte I: La lotta al bordighismo da parte della centrale e dell'Ic e la battaglia della sinistra a difesa del programma del partito e di Trotzky
Parte II: La trasformazione del partito, da avanguardia di classe, in strumento di pressione interclassista
Parte III: L'autodifesa della sinistra dagli attacchi della centrale. Il comitato d'intesa
Parte IV: Le due linee alla resa dei conti. Il dibattito precongressuale
Parte V: La preparazione del 3° congresso. I meccanismi organizzativi liquidatori della sinistra
Appendice
Pseudonimi
Bibliografia

5. In pubblicazione a breve: La fine del Pcd'it. (1926)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Le Tesi di Lione - International Communist Party

(III Congresso del Pcd'It. - Lione 1926)
------------------------------------------------------------------------

Vari

1. Resoconto stenografico del XVII congresso nazionale del partito socialista italiano (Livorno 15-20.1.1921). Edizioni Avanti! 1963.

2. Partito comunista d'Italia: Manifesti ed altri documenti politici (21.1-31.12.21), Libreria Editrice del Pcd'It. (Roma). Feltrinelli reprint.

3. Tesi, manifesti e risoluzioni del primo, secondo, terzo, quarto congresso dell'Internazionale comunista, Samonà&Savelli 1970-71.

4. Relazione del Pcd'It. al IV congresso dell'Ic (novembre 1922). Iskra 1976

5. H.Droz: Il contrasto tra l'Internazionale e il Pci, 1922-28. Feltrinelli.

6. A.Gramsci: Socialismo e fascismo (L'Ordine nuovo 1921-22). Einaudi 1978.

7. G.Galli: Storia del Pci. Schwarz 1958. Pag.374.

8. P.Togliatti: La formazione del gruppo dirigente del Pci nel 1932-24. Roma 1984.

9. P.Spriano: Storia del Pci/I/Da Bordiga a Gramsci. Einaudi, Torino 1967.

10. G.Berti: I primi dieci anni di vita del Pci. Annali Feltrinelli, Milano 1966.

11. S.Merli: Nuova documentazione sulla "svolta" nella direzione del Pcd'It. nel 1923-24. In Rivista storica del socialismo, sett.dic.1964.

12. B.Fortichiari: Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario. Tennerello Editore. Torino 1978. Pp.189. Intervista di L.Cortesi a B.Fortichiari: 'Sulla storia del partito e del movimento comunista'.

13. Degras J. (a cura): Storia dell'Internazionale comunista attraverso i documenti ufficiali. Feltrinelli. Milano. 1975 - Vol.1-3; pp.508;636;552. Appendice: testi comitato esecutivo Internazionale Comunista.

14. Agosti Aldo: La Terza Internazionale. Storia documentaria. Editori Riuniti. Roma 1974 - Voll. 1-1, 1-2; 2; 3-1, 3-2; pp.329;555;583;705;590.

15. G.Somai: La formazione del gruppo dirigente di "centro", il ruolo di Bordiga, carteggio 1923. In Storia contemporanea, ottobre 1980, n.4-5.

16. A.De Clementi: Amadeo Bordiga. Torino 1971.

17. L.Trotzky: Insegnamenti dell'ottobre, 15.9.24. Edizioni "Il programma comunista" 1962.

18. L.Trotzky: Nuovo corso. Samonà&Savelli, 1967.

19. P.Broué: Storia del Pc dell'Urss. Ed. Sugar, aprile 1966.

20. O.Damen: Amedeo Bordiga. Validità e limiti di un'esperienza. Epi, Milano 1988.

21. O.Damen: Gramsci tra marxismo e idealismo. Edizioni Prometeo, Milano 1988.

22. J.H.Droz: Archivi di J.H.Droz.

23. D.Montaldi: Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970). Ed. Quaderni piacentini, dicembre 1976, Piacenza.

24. C.Riechers: A.Gramsci. Il marxismo in Italia. Ed. Théléme, Napoli 1975.

24. A.Rosenberg: Storia del bolscevismo. Ed. Leonardo, Roma 1945.

25. P.Togliatti: Opere, Vol.I (1917-26). Editori Riuniti.

26. L.Trotzky: Lenin. Samonà&Savelli, Roma 1964.

27. L.Trotzky: La III Internazionale dopo Lenin. Ed.Schwarz, Milano 1957.

28. R.Del Carria: Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne in Italia. Savelli, Milano 1975.

29. E.Francescangeli: Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-22). Odradek, Roma 2003, pp.322.

30. I.Fuschini: Gli Arditi del popolo. Longo Editore, Ravenna 1994.

31. M.Rossi: Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del popolo (1917-1922). BFS, Pisa 1997.

32. A.Gramsci: La costruzione del Pci (1923-26). Einaudi 1971, pp.565.

33. AA.VV: Il IV Congresso del Partito Comunista d'Italia (Aprile 1931). Tesi e risoluzioni. Edizioni di cultura sociale. Parigi 1931. Feltrinelli reprint.

34. AA.VV: Il movimento comunista a Torino negli anni 1923-1925.
Federazione provinciale comunista torinese. Torino s.d. Reprint Feltrinelli. Milano 1967 .

35. AA.VV: La sinistra comunista italiana (1927-1952). Corrente comunista internazionale. 1984 (ediz orig. in francese 1981) - pag. V, 249.

36. AA.VV: Il Partito comunista d'Italia davanti al Tribunale Speciale fascista. Testo della sentenza di rinvio alla Camera di Consiglio del Tribunale Speciale. Edizioni del Pci, maggio 1928. Feltrinelli Reprint.

37. AA.VV: Partito Comunista d'Italia. Sezione della Internazionale Comunista. Secondo Congresso Nazionale, Roma 20-24 Marzo 1922. Relazione del Comitato Centrale. Società anonima poligrafica italiana. Roma 1922.

38. AA.VV: La seconda conferenza del Partito Comunista d'Italia. Resoconto stenografico. La seconda conferenza della FGCI. La situazione italiana e i compiti del Partito. Edizioni del Pcd'It. 1928 - pag 313.

39. Antonioli M.: Il sindacalismo italiano. Dalle origini al fascismo. Studi e ricerche. Biblioteca Franco Serantini. Pisa 1997,pp.192.

40. Antonioli M., Bezza B. (a cura di): La Fiom dalle origini al fascismo 1901-1924. De Donato. Bari 1978 - pp.811. Introduzione: 'Nascita e sviluppo di un sindacato industriale: La Federazione Italiana Operai Metallurgici (1898-1925)'.

41. Barbadoro I.: Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. Dalla nascita al fascismo. II. La CGdL. La Nuova Italia. Firenze 1977 - pp.374; 425.

42. Bordiga A. e altri: Bilan. Bullettin Theorique mensuel de la fraction de Gauche du P.C.I. n 1 Novembre 1933 - n.46 Dicembre-Gennaio 1938.
Copia digitale N.3 CD ROM - CD n.1 Fascicoli dal n.1 (Novembre 1933) al n.9 (Luglio 1934); CD n.2 Fascicoli dal n.10 (Agosto 1934) al n.26 (Dicembre-Gennaio 1936) CD n.3 Fascicoli dal n.27 (Gennaio-Febbraio 1936) al n.46 (Dicembre-Gennaio 1938).

43. Bordiga Amadeo: (a cura di F.Livorsi): Scritti scelti. Feltrinelli. Milano 1975 - pp.266.

44. Bordiga Amadeo e altri: Rivista 'Prometeo' 1928-1934.

45. Cortesi L. (a cura); collaborazione editoriale di A.Hobel; saggi di Cortesi; M.Fatica; L.Gerosa; A.Hobel; A.Ca'Zorzi; G.Galli; Liliana GRILLI; N. Di Matteo: Amadeo Bordiga nella storia del comunismo. ESI, Napoli 1999 - pp.415.

46. Gramsci A.: Opere. Sotto la mole (1916-1920). Einaudi, Torino 1960, pp. XVIII, 509.

47. Octobre, organo mensile del Bureau International des Fractions de la Gauche Communiste (n.1, febbraio 1938).

48. Piattaforma politica del partito comunista internazionalista, edizioni del Pcint 1945.

49. Prometeo, Anno I, Luglio 1946: Tracciato d'impostazione.

50. Il programma del Partito comunista internazionale (1951)

Postato da: s.b. a 10:56 |

----------------------------------------------------------------------------

anno 2006 Reprint: SUPPLEMENTO giorn. murale del 21/01/2006 ( Formato PDF )

Costruire il partito rivoluzionario per abbattere lo "Stato rentier" terrorizzante di sfruttatori usurai e parassiti e creare una società dei liberi e uguali. Avanti sulla linea dell'armamento proletario!
Nell'85º anniversario della nascita del Partito Comunista d'Italia

----------------------------------------------------------------

AttachmentSize
21 genn. 1921.pdf88.46 KB

Reply

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
CAPTCHA
This question is for testing whether you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.
Incorrect please try again
Enter the words above: Enter the numbers you hear: